La rilevanza di Litargirio nella storia del salto ostacoli azzurro non sta tanto nei risultati ottenuti in gara, che pure sono di assoluta eccellenza, quanto piuttosto nell’aver avuto un ruolo di protagonista in occasione di due eventi importantissimi e di contenuto diametralmente opposto: uno tragico, l’altro gioioso.
Litargirio era un purosangue baio scuro nato in Italia nel 1944 da Etile e La Fille du Regiment, allevato da Loredana Cremisini a Vimercate (in provincia di Milano), avviato allo sport dal tenente colonnello Ottavio Giorgi Monfort. All’inizio dei suoi 6 anni d’età Litargirio viene venduto da Giorgi Monfort ad Alessandro Bettoni (passaggio di proprietà registrato il 25 marzo del 1950).
Il conte Alessandro Bettoni Cazzago (nato il 7 novembre del 1892) in quel momento è un personaggio le cui dimensioni umana e sportiva sono semplicemente enormi: tra le due guerre mondiali ufficiale di cavalleria e detentore del record sia di partecipazioni (45) sia di vittorie (21) in Coppa delle Nazioni; comandante del reggimento Savoia Cavalleria durante la famosa carica di Isbuscenskij in Russia nell’agosto del 1942; convinto monarchico e convinto antifascista e per questo dopo l’8 settembre 1943 combattente partigiano durante la Resistenza; internato in campo di concentramento; radiato dai ranghi dell’esercito dopo essersi rifiutato di giurare per la neonata Repubblica e aver inviato lo stendardo di Savoia Cavalleria (da lui stesso nascosto durante la guerra partigiana contro i nazifascisti) a Umberto II, ultimo re d’Italia in esilio in Portogallo; ritornato in gara in abiti civili alla fine degli anni Quaranta riprendendo a vincere come se gli eventi compresi tra il 1941 e il 1946 non avessero avuto su di lui effetto alcuno, tanto da far parte della squadra italiana di salto ostacoli in campo alle Olimpiadi di Londra 1948 esattamente vent’anni dopo la sua prima (Amsterdam 1928).
Alessandro Bettoni dunque acquista Litargirio all’inizio del 1950 percependo chiaramente in quel giovane cavallo qualità non comuni: non per caso capolista per somme vinte in gara tra i cavalli di 5 anni nel 1949. Bettoni ha un occhio di riguardo non solo per i cavalli: anche per i cavalieri, soprattutto quelli giovani, essendo stato proprio lui scelto da Gerardo Conforti – incaricato dal presidente della Fise, Ranieri di Campello, di rifondare la squadra nazionale di salto ostacoli dopo il disastro della guerra – come guida e riferimento in sella per le nuove leve, un gruppo per la verità piuttosto ristretto di ufficiali poco più che ragazzi (di cavalieri civili subito dopo la fine della guerra ce n’erano davvero pochi).
E’ così che Bettoni instaura un rapporto molto stretto con i giovani fratelli d’Inzeo, in particolare con Raimondo il quale lo ricorderà come suo grande amico, mecenate e consigliere: «Quello che sarei diventato negli anni lo devo a mio padre e a quest’uomo sorprendente», dirà il fuoriclasse azzurro. Bettoni già a partire dal 1948 aveva di tanto in tanto affidato a Raimondo il suo Uranio (proprio su Uranio il giovane d’Inzeo aveva affrontato la sua prima Coppa delle Nazioni in Piazza di Siena, appunto nel 1948): la stessa cosa accade tra la fine del 1950 e l’inizio del 1951 con Serena, altra cavalla italiana di proprietà di Sandro Bettoni.
Ma ecco Litargirio protagonista del primo dei due eventi di cui s’è detto, quello drammaticamente tragico. Il 28 aprile 1951 inizia il Chio di Roma in Piazza di Siena. La mattina di quel giorno Sandro Bettoni è in campo prova in sella a Litargirio per un lavoro di preparazione alla gara del pomeriggio. Ma a un certo momento sente qualcosa che non funziona a dovere: così interrompe il lavoro chiedendo al suo attendente di andare a cercare Raimondo d’Inzeo (alcune fonti parlano invece di Piero d’Inzeo: ma si tratta con ogni probabilità di un errore). Quando Raimondo arriva in campo prova Bettoni gli chiede di ultimare il lavoro su Litargirio e poi di montare il cavallo nella gara del pomeriggio, dopo aver comunicato il cambio di monta all’ufficio di segreteria. Raimondo gliene chiede il motivo: Bettoni risponde di non sentirsi troppo bene e che desidera quindi farsi accompagnare in albergo. Una volta giunto in albergo, poco dopo essere rientrato in camera, ecco la tragedia: Alessandro Bettoni, 58 anni, muore… !
Un fulmine a ciel sereno, un fatto scioccante, sconvolgente, destabilizzante per tutto il mondo dello sport italiano. A tutti e per tutti sembra impossibile che un uomo che rappresentava al meglio e al massimo il valore della forza fisica, morale, mentale, nervosa… che un uomo come Sandro Bettoni possa essere morto. Ma così è…
Naturalmente questa tragica scomparsa colpisce prima di tutto la famiglia Bettoni. Per i familiari, tra le tante incombenze anche di carattere pratico che inevitabilmente fanno seguito, si presenta oltretutto il dover decidere cosa fare dei cavalli di Sandro. Ma la decisione è tanto semplice quanto… naturale: i cavalli vengono affidati a Raimondo d’Inzeo. Naturalmente è Litargirio il protagonista principale di questa operazione: il cavallo sul quale Sandro Bettoni aveva investito le sue aspettative per il futuro va sotto la sella del cavaliere che forse Sandro Bettoni considerava quasi come quel figlio mai avuto in realtà.
Il nuovo binomio funziona a meraviglia, sebbene entrambi i componenti siano ancora in giovane età: Litargirio nel 1951 ha 7 anni, Raimondo 26. Funziona tutto talmente bene che nel 1952 Raimondo d’Inzeo proprio in sella a Litargirio (vincitori con l’Italia della Coppa delle Nazioni di Roma ’52) prende parte a Helsinki alla sua prima Olimpiade in salto ostacoli (la prima in assoluto per lui era stata quella del 1948, ma in completo).
Ecco dunque il fatto gioioso che caratterizza la vita di Litargirio: quello di aver tenuto al… battesimo olimpico uno dei più grandi fuoriclasse della storia del salto ostacoli mondiale. Un battesimo eccellente poiché Raimondo d’Inzeo e Litargirio in Finlandia concludono il primo dei due percorsi validi per la classifica sia individuale sia a squadre con 4 penalità: su 51 concorrenti si registra un solo percorso netto e nove con un errore. Poi il secondo percorso lo terminano a 8, e con un totale di 12 penalità si classificano al 7° posto ex aequo. Con un solo errore di meno, Raimondo e Litargirio sarebbero andati in barrage per le tre medaglie… !
Raimondo d’Inzeo inizia da qui grazie a Litargirio la sua travolgente carriera olimpica in salto ostacoli, mentre il cavallo una volta terminati i Giochi finlandesi torna in famiglia Bettoni per essere montato da Vincenzo Bettoni, nipote di Sandro, facendo alcune stagioni caratterizzate da buone gare pur senza acuti particolari. Ma è innegabile che il nome di Litargirio sia da associare a questi due favolosi uomini di cavalli e campioni in sella, Alessandro Bettoni e Raimondo d’Inzeo: su di lui e con lui termina la vita sportiva e terrena del più grande cavaliere italiano del periodo compreso tra le due guerre mondiali, su di lui e con lui inizia la carriera olimpica del più grande vincitore azzurro di tutti i tempi. Litargirio, cavallo italiano, purosangue, è il punto di intersezione di queste due storie favolose.
























